Visualizzazione post con etichetta privacy. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta privacy. Mostra tutti i post

sabato 7 giugno 2014

Google accetta di rispettare la privacy? per il momento sembra riconoscere il diritto all'oblio.

Diciamolo subito di suo non lo averebbe mai fatto, ma stavolta ha dovuto accettare quanto deciso dalla Corte Europea. Infatti da qualche giorno che, ha ragione, vuole essere cancellato dal web, può richiederlo a google attraverso una pagina internet dedicata. 

A questo link, https://support.google.com/websearch/troubleshooter/3111061?hl=it si può iniziare la richiesta di rimozione dell'url e delle pagine che escono effettuando una ricerca che vi interessa. 


Al link si arriva anche con una semplice richiesta.

In un solo giorno in europa sono state effettuate oltre 12.000 richieste, dato che indica in odo chiaro che la privacy interessa e non è vero quindi che la gente non si interessava all'argomento, era vero invece che prima non vi erano strumenti e le persone non volevano combattere guerre contro i mulino a vento.

Naturalmente non bisogna passare dalla parte opposta e quindi perchè siano rimossi gli url indesiderati non basta essere in disaccordo, o credere che quanto scritto non sia vero, per rimuovere il collegamento, infatti la Corte Europea ha stabilito che i dati da rimuovere devono essere vecchi e/o contraddetti da altre informazioni o comunque inadeguati alla situazione.

La procedura, stavolta come è giusto che sia non è proprio velocissima dovendo il richiedente fornire
  • una valida ragione 
  • un documento valido di riconoscimento 
  • il formulario va poi datato e firmato con firma digitale.
Google si è vista costretta anche a nominare un pool di esperti per verificare tutte le questioni sia sotto il profilo etico sia sotto il profilo giuridico.





venerdì 21 marzo 2014

Sintesi della metodologia d'impatto per il riordino dei siti istituzionali

Di seguito un breve estratto della metodologia per lo studio di conformità dei siti.


La metodologia nasce per le P.A. centrali e/o locali, ma è indubbia la sua utilità anche nel privato e soprattutto per quei privati che sviluppano la propria attività anche e con operazioni di marketing. La metodologia consta di tre fasi procedurali che non bloccano mai l’operatività del sito/portale e che al termine di ogni fase apporta subito le eventuali modifiche riscontrate e concordate.
Prima fase – Studio e formalizzazione di eventuali carenze amministrative e tecniche

In questa fase vi è uno studio del sito e della sua rispondenza ai parametri di:
principi dell’amministrazione digitale
accessibilità
trasparenza e verifica della partecipazione del cittadino
Adeguamento alla Privacy
Valutazione dei requisiti di sicurezza adottati
Qualità del web
Qualità della comunicazione
Rispondenza all’eventuale normativa regionale oltre che ai dettami nazionali.
Seconda fase – verifica dei contenuti del/i siti ed eventuale razionalizzazione degli stessi

In questa fase si provvede a verificare i contenuti dei siti ed a verificare se ci sono altri siti istituzionali che gestiscono gli stessi contenuti, questo anche al fine di eliminare ridondanze sia in termini di contenuti scritti sia in termini di url che gestiscono lo stesso sapere.

Le attività primarie in questa fase sono riconducibili a:
censimento dei contenuti
verifica della qualità espositiva sul sito
verifica di ridondanze di contenuti e di siti
Verifica delle regole per la gestione dei contenuti

Questa fase termina oltre che come presumibile con un riordino di quanto prima esposto, con la consegna all’ente di un manuale per la gestione dei contenuti letterari nei vari siti di appartenenza.
Terza fase – Aggiornamento dei contenuti, della piattaforma e verifica costante visibilità

In questa fase conclusiva si progettano le regole per la determinazione della vita del sito in modo che con il passare del tempo non diventi obsoleto e non si discosti dalle regole e dai dettami legislativi e tecnici.

Le attività sostanziali di questa fase rientrano nella:
Gestione ed aggiornamenti dei contenuti
Modi
Regole
Tempistica
Verifica in linea della visibilità
Criteri e regole per la determinazione di tale passaggio
Come si costruisce un servizio on line
Come si accede ad un servizio on line
Verifica con l’utenza della qualità del servizio.

lunedì 10 marzo 2014

Dal dato singolo, all'informazione riservata. Privacy: un bel problema per le banche.

La banche avevano trenta mesi, ormai ne rimangono poco più di 3, per organizzarsi tecnicamente e trovare e mettere in piedi una soluzione tecnologica che abbia come scopo tutelare i propri clienti rispetto al trattamento illegittimo dei dati personali.
Mai come in questo momento, in un settore specifico come quello bancario nasce e si fa sentire sempre più importante la problematica alla protezione dei dati ma anche e soprattutto la protezione dei dati visti nella loro riservatezza.
E ciò sta portando alla luce non poche attività relative a controversie in questo settore, controversie civili, ma molto spesso gli utenti anche allo scopo di essere più veloci nel giudizio, portano i procedimenti denuncia direttamente davanti all’autorità del Garante.
Da tempo portiamo avanti una campagna di sensibilizzazione sui termini della privacy e da tempo insistiamo che a volte, anzi spesso, un insieme di dati anche non sottoposti a tutela diventano riservati se l’uso finale che ne viene fatto non è conforme alle norme.
Nello specifico è proprio quello che sta succedendo alle banche che da un lato, per numero non indifferente, vede i propri lavoratori comunicare spesso a titolo di favore la situazione creditizia, la presenza di mutui o quant’altro a solo titolo di favore, dall’altro l’istituto fa un uso spropositato e scorretto dei dati derivanti da altre banche dati come ad esempio “la centrale rischi”.
Il Garante per la tutela del trattamento dei dati personali, si è visto costretto ad intervenire rispetto alle cattive pratiche degli istituti e nel particolare, con provvedimento del maggio 2011 ha introdotto l’obbligo a carico di tutti gli istituti bancari di tracciare e conservare le attività sui dati da parte del proprio personale preposto dettando l’obbligo di conservare e tracciare le attività sui dati, anche in termine di sola lettura.
Attenzione il provvedimento riveste una importanza considerevole sia perché tocca una delle caste di maggior potere ma anche e soprattutto perché con esso cessa la discrezionalità che fino ad ieri veniva riconosciuta agli istituti nel merito di queste specifiche operazioni per assolvere alle disposizioni di vigilanza per le banche in materia di conformità alle norme adottate con data del 10 Luglio 2007 dalla Banca d’Italia.
Un ulteriore aspetto importante di questo provvedimento è che mette fine alla interpretazione delle attività di sicurezza rispetto alla gestione delle semplici visualizzazioni, tecnicamente inquiry, rispetto ai dati del cliente. Si è infatti sancito in via definitiva che le banche devono aggiungere al log nel quale gestiscono le operazioni “nette”, per capirci quelle che a vario titolo modificano qualcosa sul conto del cliente anche tutti quei log di tracciatura inerenti la semplice richiesta di informazione sullo status del cliente.
Ma nello specifico vediamo cosa deve essere conservato e tracciato sul log (quindi tecnicamente come deve essere aggiornato il SIEM), che si riempirà dei seguenti valori
  • Codice identificativo dell’incaricato che ha effettuato l’operazione di accesso ai dati
  • Data e ora dell’operazione
  • Identificativo della postazione di lavoro utilizzata
  • Dati adeguati per il riconoscimento del cliente (NDG)
  • Tipologia del rapporto contrattuale (c/c Mutuo, fido, …) del cliente a cui si riferisce l’operazione
Il tutto è previsto che sia mantenuto in conservazione per un periodo non inferiore ai 24 mesi e il Titolare ha l’obbligo di una ispezione all’anno con lo scopo di verificare la corrispondenza delle misure organizzative da un alto e tecniche dall’altro.
Interessante poi a livello di sicurezza informatica è poi l’introduzione, attraverso sistemi di allert, della filosofia di Data  Anomaly Detection, che nello specifico obbliga le banche a monitorare in modo preventivo e quindi eventualmente procedere alla segnalazione, di eventuali comportamenti strani come potrebbero essere gli accessi ripetuti a singolo clienti o fasce di clienti, da parte del proprio personale. Con questa attività di monitoring e di allert la banca e per essa il titolare del trattamento si rende conto in anticipo se ci sono accessi sospetti ai dati o quanto meno non giustificati.
Poco spazio a dubbi ed interpretazioni quindi e gli istituti bancari so sono ritrovati con nuove e più stringenti misure di sicurezze che prevedono per il caso di mancato rispetto sanzioni che possono arrivare fino a 180.000,00 euro a carico del titolare del trattamento 

lunedì 3 marzo 2014

Prima tutti a parlare di whatsapp, adesso tutti a discutere dei limiti legali di whatsapp.

C'è voluta l'acquisizione di whtasapp da parte di facebook per portare questo strumento di messaggistica all'attenzione delle persone e verificarne i limiti legali.

Del resto un acquisizione milionaria (in dollari) come questa deve per forza poggiarsi su un business di mercato molto alto e con possibilità di sviluppo ancor maggiori, è inutile nascondersi dietro un dito oggi tutti sul mercato vogliono approdare con piattaforma esistenti o nuove sulle strutture di instant messaging e chiamate a basso costo.

Oggi però, in virtù del risalto mediatico dato all'acquisizione della maggiore piattaforma in tal senso, anche l'Unione Europea, si interessa alla cosa, noi diremmo finalmente si rende conto che su quel mercat c'erà la giungla, e anticipa nuove e più serie indagini per valutare le conseguenze dell'operazione sulla privacy.

Purtroppo adesso si va verso una nuova deriva legislativa che potrebbe apportare più danni della cura, infatti non essendo ancora entrato in vigore il regolamento europeo della privacy che dovrebbe uniformare almeno le linee guida in materia, paradossalmente tutti gli attuali 28 responsabili della protezione dei dati (europei) potrebbe aprire la sua indagine individuale.

Parliamoci chiaro meglio cosi che niente anche perchè qui si parla di basi di dati con numeri di telefono mail e quant'altro forse tra le più grandi al mondo.

Questa acquisizione ci da la possibilità di parlare della maggiore piattaforma di IM, ma ricordiamoci che non è l'unica e soprattutto questa tecnologia aumenterà con numeri significativi. Per il momento oltre a whatsapp la più famosa è Hangouts di google.

Adesso questa piattaforma si apre e si rivolge anche alla telefonia vera e propria e questa nuova impresa apre nuove frontiere legali, in alcuni casi completamente nuove.

Che qualcosa stia succedendo su questa piattaforma lo abbiamo potuto constatare nei giorni immediatamente successivi all'acquisizione di whatsapp da parte di facebook, infatti gli utenti hanno dovuto sopportare due giorni di blocco quasi totali, accompagnati già da messaggi deliranti che invitavano a mandare ulteriori messaggi alla rete per verificare i nuovi server.

Per il momento la politica di privacy di facebook come di whatsapp sono una falla inimmaginabile adesso speriamo che il garante, anzi i garanti si muovano nel gestire il tutto, per il momento ricordiamo a tutti che in Italia si sottosta al D.lgs 196/2003.


lunedì 25 novembre 2013

Metodologia è sicurezza.

Era stata segnalata ed è stata pubblicata, la piccola guida sulla sicurezza informatica per tutti tecnici e non, vi sono un bel po' di regole molto semplici ma che più di un rapporto sulla sicurezza ha identificato come non rispettate.

Mettere in pratica alcune semplici regole può migliorare la sicurezza del computer e la vostra privacy fino ad un 50 % in più

I commenti sono graditi cosi da migliorare la prossima edizione.

Una guida metodologica leggibile e non solo per i tecnici.

http://www.alfredovisconti.it/index.php/pubblicati/gli-articoli/109-sicurezza-informatica

martedì 29 ottobre 2013

Lavabit ha scelto la chiusura pur di non consegnare le chiavi di cifratura

Non ci interessa sapere se sotto questa decisione ci siano altre decisioni, ad esempio di marketing, a noi in questo caso interessa dare onere al merito a Lavabit il servizio di email private che ha scelto la chiusura pur di non consegnare le chiavi di cifratura.

Il tutto nasce dalla solita richiesta americana che in barba a qualsiasi principio di privacy aveva chiesto a Lavabit di avere i dati di un utente Lavabit che con ogni probabilità si identifica nella persona di Edward Snowden.

Nome riconducibile al ex tecnico della Central Intelligence Agency (CIA) e fino a giugno 2013 collaboratore della Booz Allen Hamilton che ha rivelato diverse informazioni su programmi di intelligence secretati, tra cui il programma di intercettazione telefonica tra Stati Uniti ed Unione Europea, per capirci colui il quale ha dato il via al DATAGATE che tanti danni di immagine sta procurando ai cowboy americani.

Levison pur di non rilasciare dati privati ha preferito interrompere le attività di Lavabit, si è spinto fino ad un'ostruzionismo intelligente consegnando la chiave privata in formato cartaceo, e quindi inutilizzabile secondo i geni dell'FBI.

Morale ad oggi pesa su lavabit, e per essa sul suo capo prima citato, l'accusa di inadempienza che potrebbe condurlo in carcere, oltre ad una sanzione che cresce di giorno in giorno secondo le leggi americane.

Capiamoci il governo americano con le sue leggi non poteva fare ciò e perciò ha considerato Lavabit come un tradizionale operatore di telecomunicazioni, che deve garantire l'intercettabilità su richiesta:
Lavabit fa notare come lo Stored Communications Act, su cui le autorità hanno fatto leva per ottenere la chiave SSL, consente di richiedere i dati relativi a delle comunicazioni: la chiave SSL non ha nulla a che vedere con i messaggi scambiati, ma è piuttosto uno strumento per decifrarli, per accedere a tutte le comunicazioni mediate dal servizio.Le richieste del governo, rappresenterebbero una chiara violazione del Quarto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti: per autorizzare una perquisizione deve esistere una motivazione ragionevole per ritenere che questa faccia emergere le prove di un reato.

Stiamo attenti qui il problema non è proteggere il singolo ma proteggere tutti gli utenti infatti consegnare la chiave SSL significherebbe offrire la possibilità di decifrare tutte le comunicazioni di tutti gli utenti di Lavabit.

lunedì 14 ottobre 2013

Facebook e Google sferrano l'attacco facciamo un pò di chiarezza

Negli ultimi due mesi su facebook si aggira un "virus buono" che ha visto il moltiplicarsi dei post relativi alla privacy della propria immagine dei propri contenuti e delle proprio foto, è forse il caso di fare un pò di chiarezza in tal senso e cercare di convincerci che la propria privacy su facebook va si difesa, gestita e garantita, ma tutto ciò avviene prima di tutto cercando di scrivere, postare e condividere immagini delle quali poi nessuno abbia nuocere, perchè una volta postato qualcosa con qualsiasi tipo di privacy e filtro impostato questo è ormai in rete.

Un post con o senza immagini, con o senza frasi che contenga o meno un link, cosi come l'utente stesso rimarrà visibile nella ricerca da tutti, a meno di non aver effettivamente bloccato alcuni utenti da cui rimarrà nascosto. 

Mentre aspettiamo che facebook, fra qualche giorno, effettui le modifiche alla privacy sui nostri profili, Google va un passo avanti perché è seriamente intenzionata a vendere i commenti dei suoi utenti agli inserzionisti per aiutarli ad aumentare l'interesse attorno ai prodotti da questi pubblicizzati.

Quindi Grande G si prepara per il prossimo 11 novembre a modificare la gestione della privacy, rendendo possibile a terzi di usare il nostro nome, cognome, foto, scritti e post, insomma un primo passo verso il furto d'identità digitale in piena regola.

Ma almeno Grande G si è passato una mano sulla coscienza (sarebbe meglio dire sul portafoglio) e dichiara che permetterà agli utenti dei vari servizi di scegliere se cedere le proprie informazioni per fini pubblicitari o meno, ma qui la domanda sorge spontanea come farà? Gli utenti si accorgeranno che se non rispondono in modo negativo Grande G userà i dati e ...... Dobbiamo però almeno sperare che sia vero che non userà i dati dei minori di 18 anni.

Ma vediamo adesso invece nello specifico cosa e come cambia la nostra privacy. Facebook adesso provvederà alla a rimozione della funzionalità chi può leggere la tua timeline, non sostituendola con un controllo di privacy globale.  E quindi l'utente a meno di non aver bloccato delle persone da cui rimarrà non visibile sarà sempre e comunque rintracciabile nella ricerca da chiunque. Con questa nuova regola succede che tutto ciò che noi impostavamo per la nostra privacy a livello generale adesso sarà gestito nei singoli post. 

Qualcuno potrebbe obiettare " va beh basta saperlo e riesco comunque a proteggere i miei dati" si però attento perchè  creando falsi account, ed in facebook con le dovute proporzioni vi sono più falsi account del previsto, chiunque può  visualizzare i profili anche se un account "ufficiale" è stato bloccato.


venerdì 4 ottobre 2013

Hackers svuotano Adobe Systems e prelevano anche il codice sorgente dei prodotti.

Iniziamo dalla fine cosi che tutti possiate capire che dichiarazioni rilasciano gli interessati e quanto siano più pericolose queste persone rispetto agli hackers stessi in alcuni casi, e si infatti  il Sig. Brad Arkin, sembra capo della sicurezza di Adobe ha dichiarato che:

 "da quanto la società ha potuto accertare nelle ultime due settimane, dopo la scoperta dell'attacco informatico, non è stato rilevato alcun ulteriore rischio per gli utenti a seguito dell'incidente" 
noi ci saremmo aspettati dei consigli utili su come prevenire danni futuri ed invece loro sono contenti ........ di cosa poi non si sa.

Comunque stavolta l'attacco ha preso di mira la società di informatica Adobe Systems, dalla quale ci aspettavamo qualche livello di sicurezza maggiore se non altro perchè essendo del campo..........

Al momento si sa che  degli hackers sono riusciti ad entrare nel loro sistema, asportando e quindi rubando tanto il codice sorgente di alcuni dei suoi software più popolari, quanto  i dati relativi a più di tre milioni di clienti. 

L'azienda è preoccupata e non poco anche e sopratutto in considerazione  del furto del codice sorgente che potrebbe rappresentare la chiave di successo per portare nuovi attacchi difficili da scoprire tanto all'azienda stessa quanto a  tutti gli utilizzatori dei software interessati, in proposito basti pensare al sw di Adobe Acrobat,  usato per creare documenti elettronici in formato pdf, e ColdFusion e ColdFusion Builder.

Il consiglio nei prossimi giorni per chi tratta questi software e li usa per attività lavorative e di prestare molta attenzione ad eventuali aggiornamenti fittizi e nel caso contattare la distribuzione dalla quale si è acquistato per essere garantiti sulla "genuinità" del codice.
 

martedì 17 settembre 2013

Attaccata Alpitour

Un altro attacco alla sicurezza informatica dei dati, stavolta è toccato ad Alpitour, violati dati di clienti e i dati degli amministratori del profilo Facebook della società.
Un attacco durato sembra due giorni,  per prelevare dati sensibili di oltre 20 mila clienti registrati che su quel sito prenotavano e pagavano viaggi online.

Il danno si è capito dopo poche ore, visto che per due giorni sono partiti falsi messaggi via Facebook con foto di spiagge mozzafiato che contenevano link a siti «malevoli» in grado potenzialmente di prelevare i dati dei conti bancari.

Fa molto stupore che sia stata bucata la pagina di facebook di Alpitour, violata da pirati informatici in grado di prelevare le chiavi di accesso dei moderatori della pagina per poi postare annunci su viaggi inesistenti con un’unica meta nascondere nelle foto il link a siti in grado di ........... è inutile continuare.

E' la prima volta in Italia, che un attacco sia riuscito a violare il profilo Facebook di una grande azienda, ma a questo punto la domanda sorge spontanea, ed in proposito Alpitour dovrebbe dare una risposta seria, come è possibile che questo gruppo abbia agito essendo in possesso delle credenziali di accesso? e come è possibile che questo attacco sia perdurato per due giorni, cosa facevano gli amministratori della pagina?

La notizia è molto più grave dell'ilarità che può suscitare, perchè qui al di la dei dati privati ci sono oltre 20 mila potenziali clienti a cui sono state carpite password di conti correnti e carte di credito. 
Inutile dire che la società nega che vi sia stato furto di dati dei clienti, ma è anche inutile dire che viene difficile crederci.

Per chi è appassionato di telenovelle inizia adesso lo scarica barile tra Alpitour e Facebook su chi abbia agito in ritardo, La società di viaggi infatti accusa facebook di lentezza nel chiudere la pagina anche dopo che la società del social network era stata avvisata. 
In tanto Alpitour si limita a dire che non vi sono danni mentre forse occorrerebbe avvisare i clienti su come agire adesso per mettere in sicurezza i propri dati, e qualche consiglio se pur minimo lo diamo noi:
cambiare le password di accesso ai siti
cambiare dove possibile le password del conto bancario
Contattare la banca e l'istituto detentore della carta di credito (occorre anche raccomandata con ricevuta di ritorno) per avvisare di non pagare spese che non abbiano una certezza nell'operazione.

Noi comunque vi terremo informati

giovedì 8 agosto 2013

A prescindere dalla privacy un grande baco per google.

A tutti capita digitando la password su un computer che il sistema chieda

"vuoi salvare la passord"

il nostro consiglio da sempre è rispondere assolutamente No, MAI, Nemmeno per sogno..........

Ecco il problema. Provate a digitare nella barra degli url questo comando

chrome://settings/passwords

e come d'incanto il sistema vi visualizzare tutte le password che avete salvato rispondendo alla domanda di prima e comunque tutti i siti sui quali vi siete collegati attraverso una password.

Quello che ci preoccupa è la risposta del colosso Google che con aria saccente in sostanza replica che loro non sono responsabili se qualcuno riesce ad intervenire sul vostro computer.

A noi la risposta sembra fuori luogo anche perchè altri browser il problema se lo sono posti e lo hanno risolto.

Ormai è chiaro che qui il problema non è la privacy in senso stretto ma addirittura l'affidabilità, non ci vuole assolutamente nulla ad impossessarsi della tastiera di un computer e prelevare le password, ma la sicurezza non alberga in casa Google.

venerdì 2 agosto 2013

Privacy e disaster recovery marciano sempre più unite.


Molto spesso abbiamo affermato che le due materie Privacy e Disaster recovery hanno molti punti di contatto adesso se ne è accorto anche il Garante con Nostra somma soddisfazione.

Il Garante ha messo il proprio sigillo sullo schema di “Linee-guida per il Disaster Recovery delle pubbliche amministrazioni” predisposto dall’Agenzia per l’Italia digitale (ex DigitPa).

Come previsto dal Codice dell’amministrazione digitale (Cad),tutte le P.A. hanno l'obbligo di predisporre, e aggiornare periodicamente, il piano di disaster recovery, ossia l’insieme delle attività necessarie per ripristinare le funzionalità di un sistema informatico nel suo complesso (strutture hardware, software e servizi di comunicazione), messo fuori uso da un evento improvviso che potrebbe comportare danni e perdite gravi per l’amministrazione.

Con la decisione del Garante non si apportano modifiche sostanziali a quanto già predisposto dall'art. 50 bis del Cad ma il garante stavolta definisce in modo chiaro che il fornitore di servizi di cloud computing ha l'obbligo di dichiarare, in sede contrattuale, l’esatta localizzazione geografica dei dati gestiti.

Questo consentirà all’amministrazione di valutare se il paese in cui vengono trasferiti i dati appartenga all’Unione europea o assicuri comunque un livello di tutela dei dati personali adeguato ai sensi della normativa UE sulla protezione dei dati personali.




Sembra una stupidata, che mira solo a far altra confusione sui contratti, noi invece riteniamo che mai come stavolta il Garante ha introdotto una vera norma per la tutela dei dati personali, cosi facendo infatti le pubbliche Amministrazioni non potranno un domani dire che non sapevano.


giovedì 1 agosto 2013

Per chi non ci credeva Privato guadagna 10.000 euro per violazione della propria privacy

Partiamo dal risultato. Nel caso in questione ad un privato cittadino di Chieti sono stati riconosciuti 10.000 euro per violazione della privacy, ed il condannato non ha opposto ricorso per cui adesso deve pagare.
A pagare la multa è stata condannata una banca e per la precisione l'istituto Santander,che nella fattispecie è stata riconosciuta colpevole dal tribunale di Chieti per lesione della riservatezza.
Con precisione al querelante è stato riconosciuto il fatto che la banca era tenuta a comunicare che i dati privati potevano (come del resto poi è avvenuto) essere venduti a terzi. 
Naturalmente chi ha comprato ha iniziato a bombardare di telefonate ed sms il mal capitato e sembra anche i suoi parenti, costringendo il querelante ha dare spiegazioni in famiglia di una cosa completamente privata.
Per fortuna tanto è bastato questa volta per condannare la Banca.   

mercoledì 31 luglio 2013

Nuove direttive da parte del Garante per quanto attiene allo Spam

"Prescrizioni per il trattamento di dati personali per finalità di marketing, mediante l'impiego del telefono con operatore, a seguito dell'istituzione del registro pubblico delle opposizioni" 

http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/2542348

per chi ancora crede di poter mandare mail (spam).

lunedì 1 luglio 2013

E-waste. Ma di cosa stiamo parlando.

Partendo dalla segreteria telefonica attraverso il fax e l’agendina elettronica fino ad arrivare al personal computer forse in pochi ci hanno pensato ma nella “spazzatura” arrivano una mole di dati privati e sensibili da far inorridire qualsiasi politica di Privacy.
E’ indubbio che la tecnologia ha arricchito le possibilità di tutti noi di essere sempre in contatto e soprattutto di essere sempre pronti a rispondere a qualsiasi esigenza lavorativa e non.
Non ci dilungheremo sul ciclo di vita di questi apparecchi elettronici e soprattutto sul quando questi stessi possono essere definiti vecchi ed inservibili, ma vorremmo analizzare a fondo cosa succede quando non li usiamo più.
Il termine oggi in voga per definire questa spazzatura elettronica è “e-waste”, cioè “rifiuti elettronici” o “spazzatura tecnologica”. Stiamo parlando di una vera montagna di rifiuti elettronici, si calcola che, in media, ogni cittadino europeo produce in un anno 20 kg di e-waste. Valore destinato a crescere nei prossimi anni con una stima che vede nel prossimo quinquennio un aumento che varia da un minimo del 16% sino ad un massimo del 28%.
In Italia, ogni anno si producono 6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, cifra che da sola basterebbe a far capire che siamo di fronte ad un problema le cui dimensioni non sono banali
Da questa premessa nascono almeno due tipi di considerazioni:
  • la prima e più importante, è sicuramente l’impatto del e-waste per l’ambiente, ma lasciamo questo aspetto agli esperti di settore potendo solo garantire la nostra attenzione massima in fase di smaltimento di questi rifiuti.
  • La seconda molto meno importante a livello mondiale ma di sicuro impatto legislativo/informatico è la gestione dei dati che si bruciano, non sapendo in che mani vanno se qualcuno li recupera e soprattutto come verranno poi usati.
Un Buco della Privacy? No stavolta no, ed anzi il garante ne ha già in passato dato comunicazioni a riguardo, stavolta il vero buco sta tra i costruttori che non inseriscono software sui computer per la cancellazione dei dati, ma ancor peggio fanno i proprietari di tutti questi apparecchi che non si curano di dismettere il pc piuttosto che l’agenda elettronica o il cellulare senza prima provvedere alla cancellazione dei dati.
Sembra assurdo pensare ai dati di tutti questi oggetti elettronici, viene da dire che cosa ci troveranno mai di particolare nella mia spazzatura? Nella mia forse poco ma pensiamo un attimo a cosa succede quando una amministrazione locale o centrale che sia (dal piccolo comune al grande ministero) dismette i propri Personal Computer.
I grandi uffici, come le pubbliche amministrazioni rinnovano il proprio parco macchine ogni tre anni, tenendo presente che nell’oltre 77% dei casi chi acquista non distrugge i vecchi elementi elettronici mali dona a:
  • associazioni e/o fondazioni,
  • scuole e chiese,
  • o su tutte li restituisce avendoli originariamente presi in leasing.
Sicuramente nei primi due punti dobbiamo lodare l’azione ed il fatto che con ciò si prolunga la vita di questi elementi e-waste, riducendo l’impatto ambientale, ma purtroppo solo il 4% dei computer donati hanno preventivamente subito azioni di pulizia dei dati sul disco.
La cancellazione definitiva e permanente dei propri dati è fondamentale per evitare che informazioni sensibili possano essere recuperate.
Anche la commissione che si occupa della sicurezza dei dati, lo European Data Protection Supervisor si sta interessando all’argomento, tanto da chiedere già in passato che alla direttiva sullo smaltimento dei rifiuti elettronici venissero collegate misure atte e sufficienti a garantire l’effettiva cancellazione dei dati personali dai dispositivi dismessi.
Occorre quindi assicurare maggiore privacy in fase di gestione delle apparecchiature elettroniche a fine vita.
Viene così rivisitata l’attuale direttiva 2002/96/Ce, aggiungendo obblighi volti a gestire la vita dei dati contenuti su dispositivi elettronici dismessi. Procedura fondamentale in particolar modo nei casi direimpiego e di riciclaggio dei Raee.
Il Garante Privacy italiano aveva già dato indicazioni sulla protezione dei dati ai soggetti coinvolti nella filiera Aee-Raee (provvedimento generale 13 ottobre 2008).
la cancellazione sicura interessa tutti coloro che si servono di p.c., e comunque di apparecchiature elettronica in grado di memorizzare dati, parliamo quindi tanto delle aziende pubbliche e private quanto dei professionisti e dei cittadini comuni che possono cosi correre il rischio di far conoscere i propri dati sensibili.
Il Garante in proposito è già intervenuto (e questo dovrebbe accendere a tutti la famosa lampadina pensando che recuperare dati da dispositivi elettronici da dismettere non è una pratica inconsueta) stabilendo che tutti devono provvedere alla cancellazione dei dati personali contenuti nei pc e altri supporti che li conservano prima di disfarsene.
Ricordiamo a tutti che occorre, per essere certi del risultato, della distruzione fisica per quanto riguarda i CD-ROM e i DVD-R e per quei pochi ancora in uso anche dei floppy disk, mentre occorre affidarsi quanto meno a tecniche software come ad esempio “wiping program” (programmi di pulizia) o “file shredder” (distruttori di scheda), questi software permettono la scittura ripetuta nelle zone vuote dell’hard disk attraverso sequenze casuali di cifre binarie che hanno lo scopo di impedire il ripristino delle informazioni anche utilizzando software specifici per il recupero dei dati.
Per i meno esperti o comunque per chi non sa gestire software particolari si può sempre utilizzare la pratica dellaformattazione “a basso livello” che permette la cancellazione rapida delle informazioni.

giovedì 20 giugno 2013

Do not Track


Ormai i gestori del marketing non sanno più cosa tentare per scavalcare i vincoli sulla Privacy.

La notizia, che la BBC ha già messo in evidenza anche se per altri motivi, cita Neelie Kroes nella sua veste di commissario europeo all'Agenda Digitale, che finalmente ha affermato che” la standardizzazione dei sistemi di protezione on-line va troppo a rilento” anzi ancora non decolla aggiungeremo noi.

Tutto nasce dallo stato fermo di avanzamento dello standard “Do Not Track” che secondo il commissario deve essere robusto e forte abbastanza per fare la differenza quando entra in gioco la protezione della privacy delle persone”.

Ma che cosa è il Do not Track.

Molto semplicemente stiamo parlando di uno standard proposto nel 2009 per chiedere alle applicazioni web l’interruzione della raccolta delle informazioni circa l’utente che sta navigando sul sito. Ad oggi vista la mancanza d “obbligatorietà” a cessare la raccolta dei dati, lo standard è molto semplice accettando tre possibili valori:

1 nel caso in cui l'utente non vuole che vengano raccolte le informazioni che lascia durante la navigazione,

0 nel caso in cui l'utente permette di essere tracciato nelle informazioni

Nessun valore o non inviato nel caso in cui l'utente non ha espresso una preferenza.

ma soprattutto udite udite ad oggi i valore di default è 1, questo standard è stato affidato al consorzio W3C ma i progressi non si vedono ne tantomeno si sentono.

Ed Infatti il commissario europeo ha dichiarato “non sta procedendo secondo I piani”, ma soprattutto si è fatta sentire per far capire a tutti che proposta di esentare il marketing da controlli è pura follia.

Noi diciamo soltanto una cosa ma se dal DnT eliminiamo il marketing cosa lo creiamo a fare questo standard.

Parliamoci chiaro il vero problema della privacy, soprattutto nel mondo web, al di la del furto d’identità e delle sue frodi connesse, è proprio l’utilizzo che il marketing fa degli usi e costumi degli internauti quando ne viene in possesso.

Per onesta di informazione va detto che i browser hanno recepito tali indicazioni e tutti si sono adeguati inserendo il DnT nella propria tecnologia, eccezion fatta per google , ma qui si apre una voragine che prima o poi affronteremo.

E per questo che ci fa piacere che Neelie Kroes si faccia sentire nelle sedi opportune, accusando i membri dell’industria digitale di annacquare gli standard disegnati per proteggere la privacy dei consumatori online.

In proposito il commissario ha dichiarato “Il processo di standardizzazione non va abbastanza veloce. Sono molto preoccupata, il processo di standardizzazione dovrebbe essere basato sul concetto di consenso informato, dando alle persone il controllo sulle informazioni di loro proprietà. E ovviamente lo standard deve dare alla gente il diritto di scegliere di non essere controllata online”

“La Commissione è stata cristallina su questo punto nella lettera inviata al W3C – al momento dell’installazione o del primo utilizzo, gli utenti devono essere informati sull’importanza della loro scelta in tema di Dnt”, ha aggiunto.

Insomma a far infuriare il commissario Neelie Kroes è stata Direct Marketing Association (Dma), che ha formalizzato al consorzio W3c di aggiungere il marketing nella lista delle attività da esentare dallo standard, che come detto prima renderebbe inutile in molti sensi tale standard.

Gran parte del processo di monitoraggio degli internauti avviene tramite i cookie. Una norma entrata in vigore a livello Ue il 26 maggio scorso prevede che i siti internet spieghino agli internauti cosa sono i cookie e come vengono utilizzati. Gli internauti devono dare il consenso prima di usarli. In proposito Joomla ha sviluppato un plug-in ad Hoc, ma come joomla anche altri si sono e si stanno muovendo.

giovedì 13 giugno 2013

Rapporto Privacy 2012


Leggiamo la relazione 2012 del Garante Privacy sulla protezione dei dati, la trasparenza e le principali tecnologie della comunicazione.

Partiamo da un dato sintetico ma che dimostra, come ripetiamo ormai da troppo tempo, che la nostra privacy vale un bel po di soldini.

Per il 2012 le sanzioni amministrative emesse e riscosse dal Garante per la protezione dei dati personali ammontano a poco meno di 4 milioni di euro, importo derivante dal massiccio aumento del numero delle violazioni contestate che passano dalle 358 del 2011 alle 578 del 2012.

Ed in proposito colpisce il fatto che un numero rilevante del totale è da imputare come causa alla conservazione eccessiva dei dati.

Come già detto in alcuni post precedenti molto lavoro che poi si trasforma in molte e salate sanzioni lo genera da solo il colosso Google.

In questo lavoro di tutela siamo sicuramente al fianco del presidente Antonello Soro che non vuole permettere che i dati personali degli utenti siano automaticamente proprietà di chi li raccoglie.


La relazione va letta integralmente per capirne la portata ma vi vogliamo segnalare un paio di punti per far capire che la Privacy non è solo un termine ma a volte, e molto più spesso di quanto si pensa, ci abbraccia nel quotidiano. Naturalmente i punti segnalati sono riportati per determinare il contesto e non perchè siamo d'accordo o meno con quanto scritto. 

Comunque per quanto detto citiamo ad es:

"In materia di giustizia e ordine pubblico alcune deliberazioni collegiali si segnalano per il loro rilievo generale.

Su richiesta del Ministero della giustizia, il Garante ha espresso parere favorevole sullo schema di decreto dirigenziale riguardante la consultazione diretta, per via telematica, del Sistema informativo del Casellario (SiC) da parte delle amministrazioni pubbliche, dei gestori di pubblici servizi e dell’autorità giudiziaria (ai sensi dell’art. 39 d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313, t.u. delle disposizioni in materia di Casellario giudiziario).
Il testo esaminato è volto, in particolare, ad assicurare un accesso selettivo ai soli dati giudiziari indispensabili per lo svolgimento degli accertamenti di competenza, tramite l’introduzione dell’apposito “certificato selettivo”, per evitare che al soggetto richiedente siano rese disponibili, temporaneamente, anche eventuali iscrizioni di provvedimenti giudiziari non strettamente correlati agli accertamenti in corso (provv. 11 ottobre 2012 [doc. web n. 2091248]). "

oppure 

"1.2. attività fiscale e tributaria 
L’Autorità ha altresì adottato alcuni pareri relativi ad atti dell’amministrazione finanziaria volti al contrasto dell’evasione fiscale, caratterizzati da un complesso intreccio tra profili amministrativi e tecnici.
In particolare il Garante si è espresso sullo schema di provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate riguardante le modalità con le quali le banche dovranno comunicare all’Agenzia le informazioni relative ai conti correnti bancari (saldo iniziale e finale, importi totali degli accrediti e degli addebiti delle numerose tipologie di operazioni effettuate) (parere 17 aprile 2012 [doc. web n. 1886775]).
Tali dati dovranno poi essere ordinati su scala nazionale, a mezzo di procedure centralizzate, per la formazione di specifiche liste dei contribuenti a maggior rischio di evasione, secondo i criteri successivamente individuati dall’Agenzia. 
Il Garante ha anzitutto evidenziato che la normativa pone rilevanti problemi, sia con riferimento all’eccezionale concentrazione presso l’Anagrafe tributaria di un’enorme quantità di informazioni personali, sia in relazione alle finalità di classificazione degli interessati, cui la raccolta di tali informazioni risulta preordinata. Ha al riguardo ribadito quanto rappresentato in sede di audizione presso la Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, sottolineando che non è in discussione l’esigenza di disporre delle informazioni necessarie per contrastare l’evasione fiscale, bensì l’integrale duplicazione presso
l’Anagrafe stessa di una moltitudine di dati, che genera un incremento esponenziale dei rischi. Ha pertanto prescritto, per la trasmissione e la conservazione dei dati, misure di sicurezza di natura organizzativa e tecnica particolarmente rigorose."