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mercoledì 4 dicembre 2013

D-Link ha finalmente rilasciato la patch per risolvere un problema nel firmware

Da tempo si parla di una backdoor rilevata e provata nel firmware del router taiwanese D-Link DIR-100. 

C'è una procedura che, se eseguita quando ci si trova nella LAN associata al router, permette di modificarne in modo incontrollato la configurazione, e potete da soli immaginare i danni per la sicurezza. 

Il gruppo di haker che ha svolto questo test ha rilevato che il problema è l'user-agent del browser utilizzato per accedere al pannello, infatti se questo in fase di configurazione è settato su "xmlset_roodkcableoj28840ybtide" non c'è bisogno di inserire ID e password per proseguire.

A prescindere dal modo un buco su un firmware di un router genera problemi non da poco per la sicurezza. La società D-Link aveva assicurato il mercato che entro la fine di ottobre avrebbe rilasciato una patch per ripristinare il tutto ma per quella data non si è saputo nulla e il rilascio è stato effettuato solo l'altro giorno. 

I modelli di router coinvolti in questa pericolosa situazione sono i seguenti DIR-100, DIR-120, DI-524, DI-524UP, DI-604UP, DI-604+, DI-624S o TM-G5240.

Chi avesse questi modelli adesso deve scaricare la nuova versione del software e aggiornare il dispositivo, e stare comunque attento a controllare se nei prossimi giorni la casa di Taiwan rilascia qualche altra patch, cosa probabile anche in considerazione del fatto che non ci sembra che i modelli prima elencati coprano tutti quelli che avevano registrato problemi.

Si tenga poi presente in assoluto vanno sempre controllati i firmware che devono possibilmente essere costantemente aggiornati all'ultima versione disponibile.

domenica 3 novembre 2013

ADOBE il danno nascosto è più grave del previsto. Molto più grave

Magra consolazione essere stati tra i primi ad informare gli utenti (almeno quelli che ci seguono) dell'attacco che aveva subito ADOBE. 
Quello che ci colpisce di più è che questa notizie si è cercato di tenerla nascosta senza darle troppo risalto ed invece era proprio come dicevamo noi non erano meno di tre milioni gli utenti che si sono visti rubati le proprie password ma come affermato dalla stessa casa l'attacco ha interessato oltre al codice sorgente oltre 38 MILIONI di utenti. 

Passiamo affermare che in pochi si sono salvati? diremmo proprio di si, anche perchè Adobe ha dovuto dichiarare che oltre alle password sono state prelevate anche i dati compresi quelli, cifrati, relativi alle carte di credito,e un numero imprecisato di dati relativi a utenti registrati a diversi servizi che fornisce la casa.

L'azienda attraverso il suo portavoce ha dichiarato suo malgrado che:
"Ad oggi le nostre indagini hanno confermato che gli attaccanti hanno ottenuto l'accesso agli ID Adobe e alle password cifrate  di circa 38 milioni di utenti attivi" 

Adesso sarebbe opportuno e questo lo può dire solo Adobe se ci sono state azioni malevoli condotte con questi account rubati.

E' importante sapere che a parte i numeri e le dichiarazioni rilasciate dalla casa, che in più di una occasione si sono dimostrati sbagliati e poco oggettivi, il vero numero sembra superare di molto i 100 milioni di utenti scoperti.

Come già detto in un articolo precedente questo attacco è particolarmente grave perchè potrebbe intaccare anche enti e aziende che tutto possono pensare tranne di essere bucati attraverso una trasformazione PDF.


venerdì 25 ottobre 2013

Un attacco subdolo e non informatico, il marketing.

Difendersi da un attacco informatico significa giocare una guerra dove i nemici si conoscono, ma oggi è ormai di moda un altro tipo di hackeraggio quello del marketing che in modo subdolo e naturalmente a pagamento si insinua nei social network o nei portali di riferimento e senza che nessuno se ne accorga crea dei veri e propri profili pubblicitari mascherati da pagine di utilità sociale.

Se ne riparla grazie ad un articolo di una rivista americana che parla appunto della sempre più emergente macchia negativa di editor a pagamento che sfruttano piattaforme come wikimeda per pubblicare articoli specifici che nascondono voci e nomi di prodotto.

E' quindi ufficiale che è nato un nuovo lavoro l'editor subdolo,in proposito si tenga presente che le linee guida di questi portali hanno registrato un incremento nelle violazioni delle loro regole in forte crescita ma soprattutto in costante aumento.

Si parla ma non siamo certi del numero che comunque riteniamo non si discosti molto dalla realtà di oltre 250 account bloccati solo da wikimedia.

Per comprendere la portata di questo modello di business se vogliamo vedere solo Wikipedia, basta pensare che in considerazione del posizionamento di questo portale sui vari motori di ricerca, una pubblicità "velata" diventa oro puro per il livello di awarness dei vari brand.

Sue Gardner, direttore esecutivo della Wikimedia Foundation, dichiara la comunità degli editor di Wikipedia in lingua inglese starebbe indagando sulla presenza dei contributor prezzolati, per stanare lo sfruttamento di identità digitali aggiuntive.

venerdì 4 ottobre 2013

Hackers svuotano Adobe Systems e prelevano anche il codice sorgente dei prodotti.

Iniziamo dalla fine cosi che tutti possiate capire che dichiarazioni rilasciano gli interessati e quanto siano più pericolose queste persone rispetto agli hackers stessi in alcuni casi, e si infatti  il Sig. Brad Arkin, sembra capo della sicurezza di Adobe ha dichiarato che:

 "da quanto la società ha potuto accertare nelle ultime due settimane, dopo la scoperta dell'attacco informatico, non è stato rilevato alcun ulteriore rischio per gli utenti a seguito dell'incidente" 
noi ci saremmo aspettati dei consigli utili su come prevenire danni futuri ed invece loro sono contenti ........ di cosa poi non si sa.

Comunque stavolta l'attacco ha preso di mira la società di informatica Adobe Systems, dalla quale ci aspettavamo qualche livello di sicurezza maggiore se non altro perchè essendo del campo..........

Al momento si sa che  degli hackers sono riusciti ad entrare nel loro sistema, asportando e quindi rubando tanto il codice sorgente di alcuni dei suoi software più popolari, quanto  i dati relativi a più di tre milioni di clienti. 

L'azienda è preoccupata e non poco anche e sopratutto in considerazione  del furto del codice sorgente che potrebbe rappresentare la chiave di successo per portare nuovi attacchi difficili da scoprire tanto all'azienda stessa quanto a  tutti gli utilizzatori dei software interessati, in proposito basti pensare al sw di Adobe Acrobat,  usato per creare documenti elettronici in formato pdf, e ColdFusion e ColdFusion Builder.

Il consiglio nei prossimi giorni per chi tratta questi software e li usa per attività lavorative e di prestare molta attenzione ad eventuali aggiornamenti fittizi e nel caso contattare la distribuzione dalla quale si è acquistato per essere garantiti sulla "genuinità" del codice.