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mercoledì 12 febbraio 2014

Il flop della settimana. Register lascia a piedi in tanti, ma nessuno lo dichiara.

Cosa stia succedendo a register non è dato sapere, di certo tanti utenti che si sono appoggiati a loro per domini e posta in queste settimane hanno tribolato e non poco.

Register azienda che in sostanza vende spazio web associato ad un dominio e gestisce la posta per milioni di persone sta lasciando a piedi parecchi utenti.

Partiamo dall'inizio iniziano a moltiplicarsi le segnalazioni di poca professionalità da parte di register per il modo, ma sarebbe meglio dire per l'assenza totale con la quale, gestisce i propri clienti. 

Da Sabato ma forse anche nella giornata precedente chi aveva l'account di posta con register non ha ricevuto più nessun messaggio, e cosa ancor più grave non ha ricevuto nessuna segnalazione dall'azienda. 

I malcapitati utenti non ricevevano la posta e se usavano la web mail spesso non accedevano ma soprattutto quando accedevano non trovavano nessun messaggio ne nella casella di posta ne da parte di register che evidenziava qualche problema.

Solo accedendo all'area registrata e non quindi alla webmail si trovava un messaggio che farneticava di disservizi che sarebbero terminati entro la giornata.

Naturalmente la cosa era vera a metà  nel senso che i disservizi erano veri ma il tutto non si è risolto in giornata anzi sono  continuati.

Register ci delude anche sulla gestione dei domini web sia in termini di assistenza sia in termini di professionalità. 

Se dopo mille difficoltà per aprire un ticket riuscite ad inviarlo la risposta è standard non rispetta assolutamente il cliente si legge lontano un miglio che sono risposte standard e che non si degnano minimamente di guardare il problema.

Quello che ci domandiamo noi è,
ma queste aziende non dovrebbero essere certificate in qualità?
ma queste aziende non dovrebbero rispettare dei tempi per la risoluzione dei guasti?
ma queste aziende non dovrebbero rispettare dei termini contrattuali?

Insomma register non funziona ma anche chi doveva controllarli pensa solo a prendersi i soldi delle certificazioni.


martedì 29 ottobre 2013

Lavabit ha scelto la chiusura pur di non consegnare le chiavi di cifratura

Non ci interessa sapere se sotto questa decisione ci siano altre decisioni, ad esempio di marketing, a noi in questo caso interessa dare onere al merito a Lavabit il servizio di email private che ha scelto la chiusura pur di non consegnare le chiavi di cifratura.

Il tutto nasce dalla solita richiesta americana che in barba a qualsiasi principio di privacy aveva chiesto a Lavabit di avere i dati di un utente Lavabit che con ogni probabilità si identifica nella persona di Edward Snowden.

Nome riconducibile al ex tecnico della Central Intelligence Agency (CIA) e fino a giugno 2013 collaboratore della Booz Allen Hamilton che ha rivelato diverse informazioni su programmi di intelligence secretati, tra cui il programma di intercettazione telefonica tra Stati Uniti ed Unione Europea, per capirci colui il quale ha dato il via al DATAGATE che tanti danni di immagine sta procurando ai cowboy americani.

Levison pur di non rilasciare dati privati ha preferito interrompere le attività di Lavabit, si è spinto fino ad un'ostruzionismo intelligente consegnando la chiave privata in formato cartaceo, e quindi inutilizzabile secondo i geni dell'FBI.

Morale ad oggi pesa su lavabit, e per essa sul suo capo prima citato, l'accusa di inadempienza che potrebbe condurlo in carcere, oltre ad una sanzione che cresce di giorno in giorno secondo le leggi americane.

Capiamoci il governo americano con le sue leggi non poteva fare ciò e perciò ha considerato Lavabit come un tradizionale operatore di telecomunicazioni, che deve garantire l'intercettabilità su richiesta:
Lavabit fa notare come lo Stored Communications Act, su cui le autorità hanno fatto leva per ottenere la chiave SSL, consente di richiedere i dati relativi a delle comunicazioni: la chiave SSL non ha nulla a che vedere con i messaggi scambiati, ma è piuttosto uno strumento per decifrarli, per accedere a tutte le comunicazioni mediate dal servizio.Le richieste del governo, rappresenterebbero una chiara violazione del Quarto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti: per autorizzare una perquisizione deve esistere una motivazione ragionevole per ritenere che questa faccia emergere le prove di un reato.

Stiamo attenti qui il problema non è proteggere il singolo ma proteggere tutti gli utenti infatti consegnare la chiave SSL significherebbe offrire la possibilità di decifrare tutte le comunicazioni di tutti gli utenti di Lavabit.