Era stata segnalata ed è stata pubblicata, la piccola guida sulla sicurezza informatica per tutti tecnici e non, vi sono un bel po' di regole molto semplici ma che più di un rapporto sulla sicurezza ha identificato come non rispettate.
Mettere in pratica alcune semplici regole può migliorare la sicurezza del computer e la vostra privacy fino ad un 50 % in più
I commenti sono graditi cosi da migliorare la prossima edizione.
Una guida metodologica leggibile e non solo per i tecnici.
http://www.alfredovisconti.it/index.php/pubblicati/gli-articoli/109-sicurezza-informatica
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lunedì 25 novembre 2013
Metodologia è sicurezza.
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domenica 20 ottobre 2013
(in)sicurezza informatica
L'incremento nell'uso del computer ha portato con se una diversa concezione di sicurezza informatica.
Se poi si pensa che l'utilizzo delle risorse (dati) ha cambiato il proprio modo di interagire con gli utenti, basti pensare che ancora dieci anni fa i dati, sensibili e consistenti, erano gestiti in “comunità”, ristrette mentre oggi piattaforme tipo Home banking pubblicano su internet dati di rilievo, si nota subito che la sicurezza informatica cambia con una velocità a volte tale che l'utente non riesce a proteggersi in maniera adeguata.
Ad oggi il “come” e il “ quando” viene attivato un attacco informatico non può essere conosciuto se non dopo che lo stesso si è verificato, a prescindere dal risultato.
Chi si occupa di sicurezza informatica ritiene che le tecnologie a supporto abbiano uno sviluppo troppo lento rispetto alle nuove possibilità di attacco.
Il perché di questa situazione, a torto o a ragione, risiede nel costo dello sviluppo della sicurezza, che ancora oggi viene percepito dalle aziende come un costo troppo elevato rispetto al potenziale rischio, ecco perché la cultura del mercato oggi è ancora basata sull'ipotesi che ogni sistema è perfetto, per cui si affronta la sicurezza solo come conseguenza del danno.
Purtroppo con ancora maggiore lentezza, si muovono i sistemi legislativi nel dettare la pena per il reato informatico, basti pensare che in termini legislativo la proprietà elettronica come la proprietà intellettuale non è ancora chiara.
Il primo passo per una corretta gestione preventiva dei sistemi informativi è mettere nel giusto ordine i termini e gli scopi delle attività di sicurezza.
Questo esercizio comporta anche una rivisitazione culturale del problema insieme con la sua accettazione.
E' errato, o quantomeno, non totalmente corretto, pensare e poi dichiarare la “protezione del proprio sistema informativo”, mentre sarebbe corretto dichiarare che “il proprio sistema informativo garantisce i dati ivi conservati e non ne permette il prelievo l'uso o la manipolazione fraudolente, se non a persone che hanno il diritto di accedere a quel dato”.
Per meglio comprendere questa affermazione basti pensare al sistema informatico di una banca. L'istituto anche a scopo pubblicitario definisce il proprio sistema inviolabile lo garantisce e ne effettua lanci pubblicitari i cui costi non sono irrisori. Nessuno però riflette che quel sistema è solo una parte del contenitore dei dati, quasi la totalità dei dati che permettono l'ingresso sono fuori controllo e senza sicurezza opportuna. Infatti ad esempio le credenziali al sistema di accesso (ma potremmo dire gli estratti conti, i numeri degli assegni i dati delle persone che hanno versato sul vostro conto e se ne potrebbero dire tanti altri) sono almeno su due computer fuori dal controllo bancario, stiamo parlando del pc di casa e di quello dell'ufficio, ma possono anche essere sul notebook e sullo smartphone, soprattutto sono sulla posta elettronica personale. Come si può notare abbiamo citato quattro computer facilmente penetrabili ed un sistema quello della posta sempre disponibile.
Si potrebbe obiettare che cosi niente è sicuro e si sta usando la demagogia per banalizzare il problema, vi faccio però osservare che non è necessario sviluppare grandi sistemi per penetrare la sicurezza, quando il sistema stesso mette a disposizione strade più forti ed economiche.
Quanto detto sin ora trova valore aggiunto se si mettono a confronto alcuni sondaggi effettuati sulla sicurezza.
Un primo sondaggio del 2001 sviluppato interamente attraverso interviste a personale specifico sulla sicurezza informatica rilevava che tra i metodi più diffusi per gli attacchi informatici avevamo:
- 27% attraverso applicazioni non ancora conosciute nel mondo informatico, per capirci tutti quei software che riescono ad attaccare i sistemi fin quando la sicurezza non prende coscienza dell'esistenza di tale sw e trova le giuste contromosse;
- 22% attraverso software di previsione delle password
- 17% attraverso l'uso non corretto dell'account per l'ingresso
- il resto della percentuale si spalma tra vari sistemi conosciuti o meno che definiremo di guerriglia comune.
Possiamo notare che tra queste percentuali fatta eccezione per la prima ben il 39% delle “vulnerabilità” sono da addebitarsi alla risorsa umana e non alla bravura di chi in modo malevolo tenta di accedere sui sistemi.
martedì 17 settembre 2013
Attaccata Alpitour
Un altro attacco alla sicurezza informatica dei dati, stavolta è toccato ad Alpitour, violati dati di clienti e i dati degli amministratori del profilo Facebook della società.
Un attacco durato sembra due giorni, per prelevare dati sensibili di oltre 20 mila clienti registrati che su quel sito prenotavano e pagavano viaggi online.
Il danno si è capito dopo poche ore, visto che per due giorni sono partiti falsi messaggi via Facebook con foto di spiagge mozzafiato che contenevano link a siti «malevoli» in grado potenzialmente di prelevare i dati dei conti bancari.
Fa molto stupore che sia stata bucata la pagina di facebook di Alpitour, violata da pirati informatici in grado di prelevare le chiavi di accesso dei moderatori della pagina per poi postare annunci su viaggi inesistenti con un’unica meta nascondere nelle foto il link a siti in grado di ........... è inutile continuare.
E' la prima volta in Italia, che un attacco sia riuscito a violare il profilo Facebook di una grande azienda, ma a questo punto la domanda sorge spontanea, ed in proposito Alpitour dovrebbe dare una risposta seria, come è possibile che questo gruppo abbia agito essendo in possesso delle credenziali di accesso? e come è possibile che questo attacco sia perdurato per due giorni, cosa facevano gli amministratori della pagina?
Un attacco durato sembra due giorni, per prelevare dati sensibili di oltre 20 mila clienti registrati che su quel sito prenotavano e pagavano viaggi online.
Il danno si è capito dopo poche ore, visto che per due giorni sono partiti falsi messaggi via Facebook con foto di spiagge mozzafiato che contenevano link a siti «malevoli» in grado potenzialmente di prelevare i dati dei conti bancari.
Fa molto stupore che sia stata bucata la pagina di facebook di Alpitour, violata da pirati informatici in grado di prelevare le chiavi di accesso dei moderatori della pagina per poi postare annunci su viaggi inesistenti con un’unica meta nascondere nelle foto il link a siti in grado di ........... è inutile continuare.
E' la prima volta in Italia, che un attacco sia riuscito a violare il profilo Facebook di una grande azienda, ma a questo punto la domanda sorge spontanea, ed in proposito Alpitour dovrebbe dare una risposta seria, come è possibile che questo gruppo abbia agito essendo in possesso delle credenziali di accesso? e come è possibile che questo attacco sia perdurato per due giorni, cosa facevano gli amministratori della pagina?
La notizia è molto più grave dell'ilarità che può suscitare, perchè qui al di la dei dati privati ci sono oltre 20 mila potenziali clienti a cui sono state carpite password di conti correnti e carte di credito.
Inutile dire che la società nega che vi sia stato furto di dati dei clienti, ma è anche inutile dire che viene difficile crederci.
Per chi è appassionato di telenovelle inizia adesso lo scarica barile tra Alpitour e Facebook su chi abbia agito in ritardo, La società di viaggi infatti accusa facebook di lentezza nel chiudere la pagina anche dopo che la società del social network era stata avvisata.
In tanto Alpitour si limita a dire che non vi sono danni mentre forse occorrerebbe avvisare i clienti su come agire adesso per mettere in sicurezza i propri dati, e qualche consiglio se pur minimo lo diamo noi:
cambiare le password di accesso ai siti
cambiare dove possibile le password del conto bancario
Contattare la banca e l'istituto detentore della carta di credito (occorre anche raccomandata con ricevuta di ritorno) per avvisare di non pagare spese che non abbiano una certezza nell'operazione.
Noi comunque vi terremo informati
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giovedì 8 agosto 2013
A prescindere dalla privacy un grande baco per google.
A tutti capita digitando la password su un computer che il sistema chieda
"vuoi salvare la passord"
il nostro consiglio da sempre è rispondere assolutamente No, MAI, Nemmeno per sogno..........
Ecco il problema. Provate a digitare nella barra degli url questo comando
chrome://settings/passwords
e come d'incanto il sistema vi visualizzare tutte le password che avete salvato rispondendo alla domanda di prima e comunque tutti i siti sui quali vi siete collegati attraverso una password.
Quello che ci preoccupa è la risposta del colosso Google che con aria saccente in sostanza replica che loro non sono responsabili se qualcuno riesce ad intervenire sul vostro computer.
A noi la risposta sembra fuori luogo anche perchè altri browser il problema se lo sono posti e lo hanno risolto.
Ormai è chiaro che qui il problema non è la privacy in senso stretto ma addirittura l'affidabilità, non ci vuole assolutamente nulla ad impossessarsi della tastiera di un computer e prelevare le password, ma la sicurezza non alberga in casa Google.
"vuoi salvare la passord"
il nostro consiglio da sempre è rispondere assolutamente No, MAI, Nemmeno per sogno..........
Ecco il problema. Provate a digitare nella barra degli url questo comando
chrome://settings/passwords
e come d'incanto il sistema vi visualizzare tutte le password che avete salvato rispondendo alla domanda di prima e comunque tutti i siti sui quali vi siete collegati attraverso una password.
Quello che ci preoccupa è la risposta del colosso Google che con aria saccente in sostanza replica che loro non sono responsabili se qualcuno riesce ad intervenire sul vostro computer.
A noi la risposta sembra fuori luogo anche perchè altri browser il problema se lo sono posti e lo hanno risolto.
Ormai è chiaro che qui il problema non è la privacy in senso stretto ma addirittura l'affidabilità, non ci vuole assolutamente nulla ad impossessarsi della tastiera di un computer e prelevare le password, ma la sicurezza non alberga in casa Google.
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