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lunedì 25 novembre 2013

Metodologia è sicurezza.

Era stata segnalata ed è stata pubblicata, la piccola guida sulla sicurezza informatica per tutti tecnici e non, vi sono un bel po' di regole molto semplici ma che più di un rapporto sulla sicurezza ha identificato come non rispettate.

Mettere in pratica alcune semplici regole può migliorare la sicurezza del computer e la vostra privacy fino ad un 50 % in più

I commenti sono graditi cosi da migliorare la prossima edizione.

Una guida metodologica leggibile e non solo per i tecnici.

http://www.alfredovisconti.it/index.php/pubblicati/gli-articoli/109-sicurezza-informatica

domenica 3 novembre 2013

ADOBE il danno nascosto è più grave del previsto. Molto più grave

Magra consolazione essere stati tra i primi ad informare gli utenti (almeno quelli che ci seguono) dell'attacco che aveva subito ADOBE. 
Quello che ci colpisce di più è che questa notizie si è cercato di tenerla nascosta senza darle troppo risalto ed invece era proprio come dicevamo noi non erano meno di tre milioni gli utenti che si sono visti rubati le proprie password ma come affermato dalla stessa casa l'attacco ha interessato oltre al codice sorgente oltre 38 MILIONI di utenti. 

Passiamo affermare che in pochi si sono salvati? diremmo proprio di si, anche perchè Adobe ha dovuto dichiarare che oltre alle password sono state prelevate anche i dati compresi quelli, cifrati, relativi alle carte di credito,e un numero imprecisato di dati relativi a utenti registrati a diversi servizi che fornisce la casa.

L'azienda attraverso il suo portavoce ha dichiarato suo malgrado che:
"Ad oggi le nostre indagini hanno confermato che gli attaccanti hanno ottenuto l'accesso agli ID Adobe e alle password cifrate  di circa 38 milioni di utenti attivi" 

Adesso sarebbe opportuno e questo lo può dire solo Adobe se ci sono state azioni malevoli condotte con questi account rubati.

E' importante sapere che a parte i numeri e le dichiarazioni rilasciate dalla casa, che in più di una occasione si sono dimostrati sbagliati e poco oggettivi, il vero numero sembra superare di molto i 100 milioni di utenti scoperti.

Come già detto in un articolo precedente questo attacco è particolarmente grave perchè potrebbe intaccare anche enti e aziende che tutto possono pensare tranne di essere bucati attraverso una trasformazione PDF.


martedì 29 ottobre 2013

Lavabit ha scelto la chiusura pur di non consegnare le chiavi di cifratura

Non ci interessa sapere se sotto questa decisione ci siano altre decisioni, ad esempio di marketing, a noi in questo caso interessa dare onere al merito a Lavabit il servizio di email private che ha scelto la chiusura pur di non consegnare le chiavi di cifratura.

Il tutto nasce dalla solita richiesta americana che in barba a qualsiasi principio di privacy aveva chiesto a Lavabit di avere i dati di un utente Lavabit che con ogni probabilità si identifica nella persona di Edward Snowden.

Nome riconducibile al ex tecnico della Central Intelligence Agency (CIA) e fino a giugno 2013 collaboratore della Booz Allen Hamilton che ha rivelato diverse informazioni su programmi di intelligence secretati, tra cui il programma di intercettazione telefonica tra Stati Uniti ed Unione Europea, per capirci colui il quale ha dato il via al DATAGATE che tanti danni di immagine sta procurando ai cowboy americani.

Levison pur di non rilasciare dati privati ha preferito interrompere le attività di Lavabit, si è spinto fino ad un'ostruzionismo intelligente consegnando la chiave privata in formato cartaceo, e quindi inutilizzabile secondo i geni dell'FBI.

Morale ad oggi pesa su lavabit, e per essa sul suo capo prima citato, l'accusa di inadempienza che potrebbe condurlo in carcere, oltre ad una sanzione che cresce di giorno in giorno secondo le leggi americane.

Capiamoci il governo americano con le sue leggi non poteva fare ciò e perciò ha considerato Lavabit come un tradizionale operatore di telecomunicazioni, che deve garantire l'intercettabilità su richiesta:
Lavabit fa notare come lo Stored Communications Act, su cui le autorità hanno fatto leva per ottenere la chiave SSL, consente di richiedere i dati relativi a delle comunicazioni: la chiave SSL non ha nulla a che vedere con i messaggi scambiati, ma è piuttosto uno strumento per decifrarli, per accedere a tutte le comunicazioni mediate dal servizio.Le richieste del governo, rappresenterebbero una chiara violazione del Quarto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti: per autorizzare una perquisizione deve esistere una motivazione ragionevole per ritenere che questa faccia emergere le prove di un reato.

Stiamo attenti qui il problema non è proteggere il singolo ma proteggere tutti gli utenti infatti consegnare la chiave SSL significherebbe offrire la possibilità di decifrare tutte le comunicazioni di tutti gli utenti di Lavabit.